
[sabato 12 maggio, Salone Internazionale del libro a Torino
scatto di Barbara Gozzi]

Domani inizia il Salone internazionale del libro a Torino.
E si sente.
Quanto meno in ‘ambienti social’ e tra i ‘discorsi editoriali’ live e non. Si sente.
Per il momento non è piacevole tutto questo blablabla, inviti che vengono sputati con la rapidità del cammello professionista, annunci di uscite su questo o quello e così via.
Io comunque andrò Sabato.
Quest’anno ho deciso che mi lascerò guidare dall’istinto. Arriverò a Torino poi deciderò volta per volta come fare, quando, dove. Girerò, questo sì, prenderò appunti, forse fotograferò, forse registrerò. Ma non programmo nulla, se capiterò a presentazioni, incontri, tavole rotonde, grotte o tavolini di un bar: se, sarà perché a un certo punto aveva senso, oppure no.
Una cosa che sto imparando anche grazie a persone che ho incontrato ultimamente (ma anche grazie un po’ a me e a certe angolazioni che sto esplorando) è che non sempre bisogna essere ‘strutturati’, non sempre si deve sapere tutto, prevedere tutto, essere perfetti nel come e nel quando e nel perché. A volte siamo ciò che siamo e facciamo quello che possiamo. Dunque il Lingotto potrebbe non essere l’unica meta del mini soggiorno torinese.
Ci sono tante persone da ringraziare per il Festival che iniziava giusto una settimana fà (a quest’ora stavo arrivando proprio a Verona, in attesa che Luigi Grimaldi mi passasse a prendere dopo essersi fermato all’aeroporto per accogliere Lia Mills, Celia de Fréne e Martin Malone mentre Catherine Dunne, Anthony Glavin, Niamh Mac Alister e June Caldwel hanno raggiunto Corte Castelletto in macchina con Federica Sgaggio). Una settimana fa non ero molto comunicativa, ero impacciata, abbiamo cenato tutti assieme ospiti degli alpini di Nogarole Rocca ma il mio inglese ed io non eravamo ancora in confidenza. Poi è andata meglio – decisamente meglio del settembre scorso. Anche dopo i trenta s’impara per osmosi? Maybe, you know.
Mi fa uno strano effetto. Una settimana fa vedevo nella mia testa il traguardo della domenica successiva come lontano, lontanissimo. Ora mi volto indietro e realizzo che una settimana è appena un soffio. Certo, ora che sono a casa mia, ho fatto tutte le lavatrici necessarie, ho steso i panni, preparato la cena per mio figlio, controllato compiti e cartella, fatto la doccia. Ora, sì, che in un qualche modo ho la routine sotto controllo ci andrei anche alla cena degli alpini. Chissà, probabilmente è così che vanno le cose. La stanchezza è direttamente proporzionata con l’ammucchiarsi di cose da fare, impegni, doveri e sfide.
C’è anche un’altra cosa su cui sto lavorando in silenzio, ed è il peso delle parole. Non solo perché stando a stretto contatto con un’altra lingua misuri tanti indicatori considerati standard, ma anche perché quando sto in movimento, la rottura dei più banali gesti comuni mi costringe a osservare di più, sto con le vibrisse alzate pronte a catturare che c’è attorno. Allora diventa più facile assorbire significati o assenze, smorfie che dicono e parole che svuotano, azioni e reazioni, ragioni individuali e comportamenti collettivi. Mi piace questo lato del transitare, è quello che passata la stanchezza poi mi torna a galla e posso provare a maneggiare, decodificare.
Le parole hanno pesi diversi, spesso estremamente soggettivi non solo rispetto a un contesto ma anche proprio rispetto alla percezione individuale. I sentimenti – inevitabilmente – finiscono con estrema rapidità tra suole logore e asfalto scotto. Ma funziona così, basta imparare a mettere ogni cosa, se stessi compresi, in discussione. Domandare e domandarsi, non sarà un antidoto ma è già una certa prospettiva.
Sono le 21.07, si è fatto buio ma non ancora del tutto. Ho le finestre spalancate, mio figlio ha rincorso una pallina di gomma fino a dieci minuti fa ed è sudato come se non avesse nemmeno fatto la doccia. Ho il volume della tv bassissimo, non ho molta voglia di sentire rumori. Non ho molta voglia di assecondare blablabla. Ogni tanto mi torna in mente Maurizio Cevenini, la sua scelta, la sua morte esplosa a livello mediatico stamattina attorno alla nove. Mi tornano in mente schegge di ricordi, Cevenini all’Unipol, Cevenini fotografato con dietro piazza Maggiore, Cevenini a manifestare per strada, Cevenini accanto a Di Vaio. E quel velo opaco sul suo viso ancora non riesco a togliermelo da davanti agli occhi. Continua a leggere “Lord Dart Fener” »
[via Santa Maria in Chiavica, Verona, sabato 5 Maggio, ore 23, scatto di Bg]

In questo scatto friendly, di ieri sera sono con Teresa Arcelloni e Federica Sgaggio. Non ricordo l’ora esatta, forse la mezza. E’una foto da ‘dopo’ ovvero post reading, post workshop, post meetings, post writings, post…
Ora piove nel veronese, fra qualche ora sarò sul treno verso Bologna.Things rolling.
barbara
Son settimane complesse.
Le ‘cose’ si muovono, tutto sempre si muove.
Da mercoledì 2 Maggio verso sera mi si trova qui: tra Nogarole Rocca e Verona fino a domenica 6, al Festival italo-irlandese. Se proprio non avete idea di cosa sia, almeno sbirciate il sito web.
Nel frattempo, passerò sul lit-blog Letteratitudine di Massimo Maugeri a chiacchierare con chi ci sarà.
Ci sono anche belle novità in arrivo, fra un po’ di giorni, seguiteci e lo scoprirete: si tratta di trashic.com, si tratta del talento, la creatività, le passioni, l’impegno, le visioni e la forza di Barbara D. e Caia, assieme a Nestore Novati… ci siamo anche Arianna ed io, in diversi modi e maniere…
Sabato 12 torno a Torino. Ebbene sì, alla Fiera (‘f’ maiuscola per l’impatto nazionale che ancora ha in ambito editoriale). Resterò fino a domenica. Chi c’è lanci piccioni che caffè, chiacchiere, passeggiare, commenti, contatti, progetti, idee non si rifiutano mai.
Poi? Continua a leggere “Hold Me, Thrill Me, Kiss Me, Kill Me” »