Reading on to land

[sabato 12 maggio, Salone Internazionale del libro a Torino
scatto di Barbara Gozzi]

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[Torino, domenica 13 maggio 2012]

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Lord Dart Fener


Domani inizia il Salone internazionale del libro a Torino.
E si sente.
Quanto meno in ‘ambienti social’ e tra i ‘discorsi editoriali’ live e non. Si sente.
Per il momento non è piacevole tutto questo blablabla, inviti che vengono sputati con la rapidità del cammello professionista, annunci di uscite su questo o quello e così via.
Io comunque andrò Sabato.
Quest’anno ho deciso che mi lascerò guidare dall’istinto. Arriverò a Torino poi deciderò volta per volta come fare, quando, dove. Girerò, questo sì, prenderò appunti, forse fotograferò, forse registrerò. Ma non programmo nulla, se capiterò a presentazioni, incontri, tavole rotonde, grotte o tavolini di un bar: se, sarà perché a un certo punto aveva senso, oppure no.

Una cosa che sto imparando anche grazie a persone che ho incontrato ultimamente (ma anche grazie un po’ a me e a certe angolazioni che sto esplorando) è che non sempre bisogna essere ‘strutturati’, non sempre si deve sapere tutto, prevedere tutto, essere perfetti nel come e nel quando e nel perché. A volte siamo ciò che siamo e facciamo quello che possiamo. Dunque il Lingotto potrebbe non essere l’unica meta del mini soggiorno torinese.

Ci sono tante persone da ringraziare per il Festival che iniziava giusto una settimana fà (a quest’ora stavo arrivando proprio a Verona, in attesa che Luigi Grimaldi mi passasse a prendere dopo essersi fermato all’aeroporto per accogliere Lia Mills, Celia de Fréne e Martin Malone mentre Catherine Dunne, Anthony Glavin, Niamh Mac Alister e June Caldwel hanno raggiunto Corte Castelletto in macchina con Federica Sgaggio). Una settimana fa non ero molto comunicativa, ero impacciata, abbiamo cenato tutti assieme ospiti degli alpini di Nogarole Rocca ma il mio inglese ed io non eravamo ancora in confidenza. Poi è andata meglio – decisamente meglio del settembre scorso. Anche dopo i trenta s’impara per osmosi? Maybe, you know.

Mi fa uno strano effetto. Una settimana fa vedevo nella mia testa il traguardo della domenica successiva come lontano, lontanissimo. Ora mi volto indietro e realizzo che una settimana è appena un soffio. Certo, ora che sono a casa mia, ho fatto tutte le lavatrici necessarie, ho steso i panni, preparato la cena per mio figlio, controllato compiti e cartella, fatto la doccia. Ora, sì, che in un qualche modo ho la routine sotto controllo ci andrei anche alla cena degli alpini. Chissà, probabilmente è così che vanno le cose. La stanchezza è direttamente proporzionata con l’ammucchiarsi di cose da fare, impegni, doveri e sfide.

C’è anche un’altra cosa su cui sto lavorando in silenzio, ed è il peso delle parole. Non solo perché stando a stretto contatto con un’altra lingua misuri tanti indicatori considerati standard, ma anche perché quando sto in movimento, la rottura dei più banali gesti comuni mi costringe a osservare di più, sto con le vibrisse alzate pronte a catturare che c’è attorno. Allora diventa più facile assorbire significati o assenze, smorfie che dicono e parole che svuotano, azioni e reazioni, ragioni individuali e comportamenti collettivi. Mi piace questo lato del transitare, è quello che passata la stanchezza poi mi torna a galla e posso provare a maneggiare, decodificare.
Le parole hanno pesi diversi, spesso estremamente soggettivi non solo rispetto a un contesto ma anche proprio rispetto alla percezione individuale. I sentimenti – inevitabilmente – finiscono con estrema rapidità tra suole logore e asfalto scotto. Ma funziona così, basta imparare a mettere ogni cosa, se stessi compresi, in discussione. Domandare e domandarsi, non sarà un antidoto ma è già una certa prospettiva.

Sono le 21.07, si è fatto buio ma non ancora del tutto. Ho le finestre spalancate, mio figlio ha rincorso una pallina di gomma fino a dieci minuti fa ed è sudato come se non avesse nemmeno fatto la doccia. Ho il volume della tv bassissimo, non ho molta voglia di sentire rumori. Non ho molta voglia di assecondare blablabla. Ogni tanto mi torna in mente Maurizio Cevenini, la sua scelta, la sua morte esplosa a livello mediatico stamattina attorno alla nove. Mi tornano in mente schegge di ricordi, Cevenini all’Unipol, Cevenini fotografato con dietro piazza Maggiore, Cevenini a manifestare per strada, Cevenini accanto a Di Vaio. E quel velo opaco sul suo viso ancora non riesco a togliermelo da davanti agli occhi. Continua a leggere “Lord Dart Fener” »

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I don’t know

[via Santa Maria in Chiavica, Verona, sabato 5 Maggio, ore 23, scatto di Bg]

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Things rolling

In questo scatto friendly, di ieri sera sono con Teresa Arcelloni e Federica Sgaggio. Non ricordo l’ora esatta, forse la mezza. E’una foto da ‘dopo’ ovvero post reading, post workshop, post meetings, post writings, post…
Ora piove nel veronese, fra qualche ora sarò sul treno verso Bologna.

Things rolling.

barbara

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Io vado…

Come già spiegato, fra poche ore parto.
Let’s go l’ho già detto su Italireland.

La borsa nella foto: eh.
Viene con me, dentro si ripara il portatile.

E’ un regalo di mia madre che non mi rappresenta particolarmente ma rappresenta assai bene un sacco di storie e cose tra noi e tra la me di oggi e le radici lasciate.

Certe cose poi – va riconosciuto – sono anche buffe e basta. Ci si può ridere sù, farci battute e trarne il meglio. In questo caso avevo bisogno di tenere al riparo il portatile: Titty!!!

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Hold Me, Thrill Me, Kiss Me, Kill Me

Son settimane complesse.
Le ‘cose’ si muovono, tutto sempre si muove.

Da mercoledì 2 Maggio verso sera mi si trova qui: tra Nogarole Rocca e Verona fino a domenica 6, al Festival italo-irlandese. Se proprio non avete idea di cosa sia, almeno sbirciate il sito web.

Nel frattempo, passerò sul lit-blog Letteratitudine di Massimo Maugeri a chiacchierare con chi ci sarà.

Ci sono anche belle novità in arrivo, fra un po’ di giorni, seguiteci e lo scoprirete: si tratta di trashic.com, si tratta del talento, la creatività, le passioni, l’impegno, le visioni e la forza di Barbara D. e Caia, assieme a Nestore Novati… ci siamo anche Arianna ed io, in diversi modi e maniere… :)

Sabato 12 torno a Torino. Ebbene sì, alla Fiera (‘f’ maiuscola per l’impatto nazionale che ancora ha in ambito editoriale). Resterò fino a domenica. Chi c’è lanci piccioni che caffè, chiacchiere, passeggiare, commenti, contatti, progetti, idee non si rifiutano mai.

Poi? Continua a leggere “Hold Me, Thrill Me, Kiss Me, Kill Me” »

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[No title]

L’anno scorso iniziai a scrivere di quattro storie intrecciate, con alcuni leitmotiv legati al transitare, l’acqua e l’atmosfera surreale scatenata da un personaggio che non doveva esserci, e invece in un qualche modo, c’era. Una di questi quattro filoni narrativi pare abbia trovato di recente una sua strada divulgativa, ne dirò a tempo debito. Dentro a questa sorta di ‘canovaccio’ ci sono i luoghi che mi porto dentro, che si sono presi pezzetti miei come Firenze (in primis Firenze) ma anche Venezia, Cesenatico, l’appennino bolognese, Milano, Bologna, i treni, l’aeroporto Marconi, Verona…

Di seguito uno dei capitoli legati al personaggio di Donato che perde l’azienda edile e si ritrova a scivolare tra alcool e ritmi sfasati fino perdere la compagna che colpisce in un momento di ira. Ricostruire è complesso, ricostruirsi non è solo rialzarsi, ma anche smettere di lasciarsi cadere.

Scatto di Bg, aprile 2012

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‘Only love can make it rain’ – I racconti raccolti

 

Il periodo dal Gennaio 2010 al Gennaio 2011 è stata una sorta di ‘zona di confine’ per me. Sono successe alcune ‘cose’ che ne hanno poi determinato altre e così via fino ad oggi. Nel Gennaio 2010 ho iniziato a portare in giro il progetto-performance ‘Attorno al corpo di Eluana Englaro’ a Bruxelles, poi a Bologna. Durante la primavera mi sono dimessa dal posto fisso che occupavao da tredici anni, e – in un qualche modo – il ciclo si è concluso nel Gennaio 2011 quando ho preso in mano ciò che avevo e ho avviato alcune virate professionali e creative.

In tutto questo ho scritto, in particolare racconti – più o meno brevi – che ‘riuniti’ in effetti raccontano di questa ‘zona di confine’ in cui sono stata e che è stata anche popolata da umori e sapori differenti, realtà variabili, riflessioni e storie dai colori mutevoli.

Il titolo omaggia una canzone che è parte integrante di uno dei racconti più lunghi (L’argine, visto e scritto sull’argine del Panaro all’altezza di Camposanto), si tratta di ‘Love reign over me’ nella versione dei The Who che ha molto a che fare con tante cose anche mie.

Alcuni dei ‘racconti raccolti’ vanno a recuperare (e, in alcuni casi rivisitare) short stories che già son passate nel web: come Dietro di lui su Nazione Indiana; Morta (come se fosse) ed E basta su LPELS; e La camera oscura su Scrittori Precari.

Di seguito l’inizio del racconto ‘La camicetta bianca’, uno dei leitmotiv di quell’anno di cambiamenti è stata anche l’apertura verso le storie che ci investono dalla cronaca ma che hanno – secondo me – molte più angolazioni, aderenze e variabili di quelle che ci vengono proposte nel corri-corri generale delle medialità.

********* Continua a leggere “‘Only love can make it rain’ – I racconti raccolti” »

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L’Antefatto di ‘Corpo Cavo’

‘Corpo cavo’ è tutt’ora la storia a cui mi sono dedicata di più, negli ultimi anni. Ha richiesto diverse ricerche, rielaborazioni e visioni. La seconda stesura che, di fatto, è stata una riscrittura se non proprio totale abbastanza sostanziale, dopo le indicazioni di Giulio Mozzi, risale all’agosto 2010. L’ultima versione ha visto la luce anche grazie alla paziente lettura e le annotazioni di Luigi Bernardi.

E’ la storia di due madri, Barbara e Maddalena, di un bambino, Simone, con la fibrosi cistica e di una domanda centrale: fin dove saresti disposto a spingerti per salvare tuo figlio? A margine il mercato nero degli organi, i cambiamenti negli orientamenti sessuali, i corpi come pezzi di ricambio, i sentimenti che cambiano e il passato che sempre ci appartiene.

E’ una storia che sembra lontana, in realtà è estremamente aderente a una certa parte d’Italia, quella che tutt’ora è tra i principali paesi che gestiscono il commercio illegale di organi. Ci sono posti dove si ‘recuperano’, altri dove si concludono le trattative. In Italia si organizza il mercato. E non se ne dice, veramente mai. E’ una di quelle resistenze da potere e grandi capitali in continuo movimento. E’ una di quelle realtà che non vogliamo sentire, perché – di fatto – il sapere che ognuno può diventare il ricambio per qualcun altro: no, proprio non ci piace.

Di seguito L’antefatto ovvero il ‘frame zero’ che introduce il romanzo.

La colonna sonora citata prima dell’Antefatto, è di Simon and Garfunkel, Sound of silence, 1966, questa:

Lo scatto è di Bg, Aprile 2012.

Mi ha molto colpita rintracciare nel dicembre 2010 alcune tematiche, trattate in tutto’altro modo, nel romanzo ‘Never let me go’ di Kazuo Ishiguro, prima edizione del 2005. In questi giorni, tra l’altro, si può rivedere anche il film sui canali di cinema di Sky – Non lasciarmi – tratto proprio dal romanzo di Ishiguro, diretto da Mark Romanek, interpretato da Carey Mulligan, Andrew Garfield e Keira Knightley.

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