lividi

Avrebbe potuto fare molte cose, ne ha scelta una, la sola: ha stretto, di più, sempre di più. Ancora, forte e a fondo. Il corpo scricchiolava ma non era quello che stringeva, era il suo che già urlava sapendo quello che l’aspettava, sentendo lo strappo ancora prima che fosse un fatto. Per questo ha esitato – si era imposto di agire in fretta, una toccata e fuga salutare – ma lo strappo è arrivato assordandolo. L’odore dei suoi capelli, che gli sono entrati dalle narici, alghe ondeggianti a raggiungergli il cervello. Il calore tra i polpastrelli, le ossa sporgenti che addosso a lui si sono fatte morbide, invitanti. Lividi. Dovrebbe bastare, così dicono. Ma poi i conti chi li fa? Se lo è chiesto spesso, quando se la immaginava mentre entrava nel bar dove stava bevendo il solito bicchiere di bianco, dopo una giornata assurda d’incontri coi clienti lei avrebbe superato la soglia coi tacchi appena accennati a farla sensuale e fragile, gli avrebbe sorriso con gli occhi appena sottolineati da una spennellata scura verso le ciglia e le labbra rese lucide dai neon sopra il bancone. Se l’è chiesto quelle notti che masturbarsi serviva a soddisfare quei pochi nervi isterici lasciandolo immobile, il sudore freddo tra le gengive. Quando proprio le urla dentro di lui soffocavano ogni possibile logica post moderna e perfino i resoconti degli amici gli suonavano come favolette inutili, di chi si lamenta di avere ma intanto ha: se l’è chiesto ma i conti hanno continuato a non tornargli. Lei era sua, ma non poteva averla. L’odore dei suoi capelli, spesso arruffati, la sua pelle...