Post-it: Ammirati, Bernardi e Vitali.

Post-it: Ammirati, Bernardi e Vitali.

‘Le voci intorno’ di Maria Pia Ammirati, agosto 2011, ‘Inediti d’autore’ de Il Corriere della Sera, pag.63 Dal chiarore che mi entra nelle pupille credo di aver aperto gli occhi. Intorno è tutto silenzio, e ho la strana sensazione di non avere il corpo – devo essere ancora enormemente stanca a causa dell’incidente e non riesco a muovermi per questo. Sarò in ospedale, certamente mi avranno portata al pronto soccorso – sembrano tutti molto preoccupati, anche se non sento nulla, nemmeno un dolore all’unghia. Facendo uno sforzo immenso, riesco a chiudere gli occhi. E’ evidente che dovrò piano piano rieducare il corpo, avrò subito danni al cervello come l’amica di Giusy, che ora è in sedia a rotelle? Oddio, in quel caso preferirei morire, non posso pensare di ridurmi così, in balia di tutti, spinta da mio padre e da mia sorella, e con la bocca sempre umida di bava. (pag.22) Scrittura scorrevole e immediata, lineare la gestione della storia. La narrazione in prima persona facilita l’approccio diretto col lettore, rende più automatico (e semplice) il linguaggio scelto. Ma anche più banale e prevedibile, sebbene la semplicità può anche essere utile a non appesantire il lettore stesso rispetto alle macro tematiche del plot. Per il resto no, le tematiche sono per l’appunto troppo grandi, troppo ‘esposte’ in quest’Italia che si nasconde, che finge di aver digerito casi di cronaca solo per vivere quieta quando ancora non ci sono certezze legislative. No per l’occasione sprecata, perché questa è una di quelle storie che non possono poggiarsi interamente o soprattutto sul linguaggio, nella misura in cui gli svolgimenti non ci sono...
Diane Arbus

Diane Arbus

Diane Arbus (New York 1923 – Greenwich Village, 1971) è stata una fotografa controversa, negli anni sessanta fece parlare di sé (e lo fa ancora) per i suoi scatti rivolti ai corpi diversi, alle differenze, le deformazioni, le apparenti assurdità naturali, in poche parole per l’attenzione ‘nuda’ verso ciò che a una prima occhiata infastidisce, stupisce, scatena fors’anche fastidio, paura, timore o peggio, ritrosia e ripugnanza. La definirono ‘la fotografa dei mostri’, disprezzando la sua empatia naturale per l’ossimoricità delle cose, le carni e le anime. Il lavoro della Arbus mostra ogni piega delle normalità in movimento, specialmente quelle sgradevoli, esteticamente lontane dai canoni immobili e anestetizzati imposti dalla società. “Una delle cose di cui ho sofferto di più nella mia infanzia è che nulla, nessuna contrarietà poteva accadermi. Ero chiusa in un clima di irrealtà che per me non era altro che la realtà“. (Da ‘Diane Arbus’, cit.p.5). E per uscire dall’irrealtà reale, Arbus fotografò soggetti irreali con distacco, proponendo una realtà indiscutibilmente vera e crudele, in piena poetica Pop Art senza rivendicare alcuna appartenenza, ma con la cucciutaggine di chi ha trovato ciò che cerca. “Non ho paura quando guardo il vetro smerigliato. Una persona potrebbe avanzare verso di me con un revolver, avrei i miei occhi incollati al visore e sarebbe come se non potessi essere vulnerabile” (Da ‘Diane Arbus’, cit.p.13) Un bel link QUI, per approfondire. ******   Segnalo questo film (Fur – un ritratto immaginario di Diane Arbus, 2006), liberamente – molto liberamente – tratto dalla vita e gli intendi di Diane Arbus. Una narrativizzazione a mio avviso riuscita, c’è tutto lo spirito folle,...