Si è fatto buio.

Si è fatto buio.

Il caffè è sporcato dal latte e dai due minuti dentro il microonde a temperatura media. Il pomeriggio langue, lo schermo del televisore sputa volti che raccontano oscenità  dell’intimità  pubblica, il video del computer è pieno di icone e finestre lasciate sulla barra principale, in attesa come tutto il resto in casa. Piove da tre giorni. L’umidità  invade ogni cosa, ci ha messo più del previsto a tornare poi ha decretato la morte dell’autunno per vomitare direttamente un inverno anomalo, grigiastro, pesante. La mattina è tutto difficile. Alzarsi, riappropriarsi del corpo rattrappito dal sonno, lei dorme sempre raggomitolata, si gira solo quando le fa male un fianco poi l’altro, cosଠtutta la notte. Il pavimento in sala è pieno di incrostazioni, in cucina lo sporco si è aggrappato al tappeto quadrato con la stampa di un’enorme lingua rossa ormai d’un rosa pallido ininfluente come lo è tutto il resto della casa: il tempo che scorre, le cose che s’accumulano, la merda che si sedimenta tra piastrelle, fornelli, e ogni possibile piaga delle stanze. La polvere si fa bozzoli. Suona il telefono, al terzo squillo a vuoto parte la segreteria: l’offerta imperdibile è valida per altre dodici ore. Sorride davanti allo schermo del computer. E’ il settimo messaggio in una settimana, sette proposte imperdibili, sette offerte solo per lei, sette occasioni per avere gratis qualcosa che non si puಠpermettere. Sorridere è il minimo, già  quello che ha è troppo, le cresce davanti agli occhi senza che lei possa farci alcunchà©, è faticoso perfino spostare i giornali dal tavolo. Fogli e fogli sparsi che cambiano posizione da soli, se cadono...